Passiamo gran parte della giornata sedute: in auto, alla scrivania, sul divano la sera. La schiena si adatta a queste posizioni e, col tempo, tende a incurvarsi in avanti, con le spalle che si chiudono e la zona lombare che si irrigidisce. Non è un caso che il mal di schiena e la sensazione di "schiena bloccata" siano tra i disturbi più diffusi, soprattutto con il passare degli anni.
Lo yoga offre un modo gentile per restituire mobilità alla colonna. Non serve essere flessibili né conoscere posizioni complicate: le cinque proposte che trovi qui sotto sono tra le più semplici e accessibili, adatte anche a chi non ha mai srotolato un tappetino. Muovono la schiena in tutte le direzioni principali, cioè flessione, estensione e torsione, e richiedono pochi minuti. Eseguite con regolarità, aiutano a prendere coscienza della propria postura e a sciogliere le tensioni accumulate.
Come prepararti
Ti serve un tappetino o una superficie morbida ma non cedevole, abiti comodi e, per l'ultimo esercizio, una coperta ripiegata. Pratica lontano dai pasti e in un ambiente tranquillo. Nello yoga il respiro guida il movimento: inspira dal naso quando apri e allunghi, espira quando rilasci o ti raccogli. Non forzare mai una posizione per raggiungere un'immagine ideale: la versione giusta è quella in cui riesci a respirare con calma.
Vale anche la pena ricordare cosa può fare e cosa no una breve pratica come questa. Pochi minuti di yoga non correggono da soli una postura costruita in anni di abitudini, ma aiutano a sentire meglio il proprio corpo, a ridurre la rigidità e a ritrovare movimenti che si erano persi. È proprio questa maggiore consapevolezza, portata poi nella vita di tutti i giorni, a fare la differenza nel tempo. L'ordine degli esercizi non è casuale: si alternano movimenti che arrotondano e che estendono la schiena, così che ogni posizione prepari e compensi la successiva.
Se soffri di ernie, protrusioni, osteoporosi, hai subito interventi alla colonna o provi un dolore acuto, chiedi prima un parere al medico o al fisioterapista. Alcune posizioni, soprattutto quelle in estensione e torsione, vanno adattate o evitate in presenza di specifici problemi.
I cinque esercizi
1. Il gatto. Mettiti in quadrupedia: mani sotto le spalle, ginocchia sotto le anche, schiena in posizione neutra. Espirando, arrotonda dolcemente la schiena verso il soffitto, lascia scendere la testa e porta il mento verso lo sterno, come un gatto che si stiracchia. Inspirando, torna alla posizione di partenza, allungando la colonna senza inarcare troppo. Ripeti 6-8 volte, lentamente, seguendo il ritmo del respiro. È il riscaldamento ideale: mobilizza le vertebre una alla volta e prepara il corpo agli esercizi successivi.

2. La sfinge. Distenditi a pancia in giù, gambe allungate e collo del piede appoggiato a terra. Porta i gomiti sotto le spalle e appoggia gli avambracci paralleli sul tappetino, palmi rivolti verso il basso. Inspirando, solleva leggermente il torace, mantenendo il bacino a terra e lo sguardo in avanti. Le spalle restano lontane dalle orecchie, i glutei morbidi. Mantieni la posizione per 5-6 respiri, poi scendi lentamente e appoggia la fronte sulle mani. La sfinge è un'estensione dolce, molto più accessibile del cobra, e contrasta la postura curva di chi passa molte ore seduta.

3. Ginocchia al petto. Dopo un'estensione, è importante compensare con un movimento opposto. Girati sulla schiena, porta le ginocchia verso il petto e abbracciale con le mani, appoggiate sopra o appena sotto le ginocchia. Testa e spalle restano rilassate a terra. Avvicina dolcemente le cosce al busto espirando e allenta un poco inspirando, come in un piccolo dondolio. Puoi anche oscillare appena da un lato all'altro, per massaggiare la zona lombare contro il tappetino. Resta così per 30-60 secondi. È una posizione che dà sollievo e trasmette una piacevole sensazione di raccoglimento.

4. La sfinge, in progressione. Ora torna a pancia in giù e riprendi la sfinge, questa volta come esercizio di consapevolezza e progressione. Dopo il lavoro in flessione la schiena è più sciolta, e puoi permetterti di restare più a lungo: 8-10 respiri. Concentrati sui dettagli. Spingi leggermente gli avambracci nel tappetino per allungare la colonna verso l'alto, allarga le clavicole, lascia che il torace si sollevi in modo moderato, senza cercare di salire di più. Se senti compressione nella zona lombare, allontana un poco i gomiti in avanti per rendere la posizione più dolce. Con il tempo, la sfinge diventa più comoda e stabile.

5. Torsione supina con coperta. Distesa sulla schiena, piega le ginocchia con i piedi a terra e apri le braccia di lato, all'altezza delle spalle. Sistema una coperta ripiegata accanto a te. Espirando, lascia scendere entrambe le ginocchia da un lato, appoggiandole sulla coperta, che fa da sostegno ed evita di forzare la rotazione. Le spalle restano il più possibile a terra; se vuoi, gira lo sguardo dalla parte opposta. Resta per 6-8 respiri, poi riporta le ginocchia al centro inspirando e cambia lato. La torsione dolce scioglie la schiena e chiude la sequenza con una sensazione di rilascio.

Farne un'abitudine
L'intera sequenza richiede dai 7 ai 10 minuti. Puoi praticarla ogni giorno, al mattino per sciogliere la rigidità notturna oppure la sera per lasciare andare le tensioni della giornata. Più della durata conta la regolarità: pochi minuti quotidiani valgono più di una lunga sessione sporadica. A fine pratica, concediti qualche respiro distesa sulla schiena, con le braccia lungo i fianchi, prima di rialzarti passando dal fianco. E durante la giornata ricordati di ciò che hai imparato sul tappetino: ogni tanto alza lo sguardo dallo schermo, allunga la colonna e apri le spalle. Anche così si costruisce una postura migliore.
Infine, ascolta i segnali del tuo corpo. Ci sono giorni in cui la schiena è più rigida e altri in cui si muove con facilità: adatta la pratica di conseguenza, riducendo l'ampiezza dei movimenti o il numero di respiri quando serve. Se un esercizio provoca dolore, saltalo e riprovalo più avanti in una versione più leggera. E se il fastidio persiste nonostante la pratica, non trascurarlo e rivolgiti a un professionista.
