Il capello ha un pH acido, intorno a 3,7 secondo la misura pubblicata nel 2014 sull'International Journal of Trichology, e l'acqua del rubinetto è neutra o leggermente alcalina, fra 7 e 8: ogni lavaggio lo porta lontano dalla sua acidità, e un risciacquo con l'aceto ce lo riporta. È tutto qui il meccanismo, ed è un meccanismo vero, misurabile, che non ha bisogno delle leggende sull'aceto che nutre. Chi cerca acqua e aceto sui capelli trova proporzioni diverse in ogni sito, e qui si vede quale conta, che cosa succede alle squame e al calcare, quale aceto, a chi conviene, a chi no e ogni quanto.
Acqua e aceto sui capelli: che cosa fa l'acidità
Le squame della cuticola, lo strato di scaglie che riveste il capello, rispondono al pH: in ambiente alcalino le cariche sulla superficie si respingono e le scaglie si sollevano, in ambiente acido si compensano e le scaglie si posano. Lo studio di Maria Fernanda Gavazzoni Dias del 2014 ha misurato che gran parte degli shampoo in commercio ha un pH sopra 5,5, cioè più alto della fibra, e che un capello lavato con un prodotto alcalino resta più ruvido, si aggancia di più e si spezza più facilmente. L'aceto, che è acido acetico al 5 o 6 per cento con un pH intorno a 2,5 puro, diluito in acqua porta il pH del risciacquo fra 3 e 4, e le squame si stendono: il capello riflette più luce, si pettina meglio e si annoda meno. La seconda cosa che l'acidità fa è sciogliere il calcare: l'acqua dura lascia sul capello un sale di calcio insolubile che l'acido dissolve in un minuto, e con acqua e aceto sui capelli il deposito di settimane va via in un risciacquo. Su acqua e aceto sui capelli la ragione per cui funziona è quindi il pH, e qualunque aceto lo fa: quello di mele, quello di vino bianco, quello di alcol, con lo stesso risultato e odori diversi.
Acqua e aceto sui capelli: le proporzioni, il tempo, la frequenza
La proporzione che conta è quella che porta il pH fra 3 e 4 senza andare sotto: da uno a due cucchiai di aceto, cioè 15 o 30 millilitri, in un litro di acqua tiepida. Sotto un cucchiaio l'effetto è debole, sopra tre l'acidità comincia a irritare il cuoio capelluto e a seccare la fibra, e l'aceto puro non va mai usato. Si versa dopo lo shampoo, sui capelli già sciacquati, con la testa piegata in avanti per non farlo colare negli occhi; si lascia un minuto e si sciacqua con acqua, oppure si lascia senza sciacquare se l'odore non disturba, perché sparisce asciugando. Il balsamo, se si usa, va prima dell'aceto, non dopo: il risciacquo acido è l'ultimo passaggio. Come frequenza, una volta ogni due o tre lavaggi per i capelli normali, una volta a settimana per chi ha l'acqua dura, e ogni lavaggio è troppo. Abbiamo dettagliato le dosi in aceto di mele sui capelli, dosi giuste e sbagliate. Con acqua e aceto sui capelli l'errore più comune è la dose a occhio, un bicchiere invece di un cucchiaio, e il secondo è l'aceto balsamico, che contiene zucchero e mosto e lascia i capelli appiccicosi. Acqua e aceto sui capelli, in una settimana di uso corretto, dà un capello più lucido e più liscio al pettine; in una settimana di uso sbagliato dà un cuoio capelluto che tira.
A chi conviene e a chi no
Acqua e aceto sui capelli conviene a chi ha l'acqua dura, perché nessun altro gesto domestico toglie il calcare; a chi ha i capelli opachi e che si annodano, che è il segno delle squame aperte; a chi ha i capelli fini e appesantiti dai residui di prodotti, che l'acido scioglie. Conviene meno a chi ha il cuoio capelluto secco o irritato, perché l'acido asciuga, e a chi ha i capelli molto secchi e decolorati, che l'aceto rende più lucidi ma non più morbidi e che con l'uso frequente si sfibrano. Non conviene a chi ha ferite o irritazioni sulla testa, dove l'aceto brucia; e se l'irritazione non passa quello è un altro discorso. Sui capelli tinti l'aceto non toglie il colore, e anzi lo fissa un po', ma le tinte rosse, le meno stabili, con l'uso continuo sbiadiscono. Sui capelli grassi l'aceto non sgrassa, perché l'acido non scioglie il sebo, ma stende le squame e i capelli sembrano più puliti per un giorno; chi lo usa per questo fa bene a sapere che il sebo è ancora lì. Sui capelli ricci il risciacquo acido è uno dei gesti che definiscono meglio il riccio, perché le squame chiuse tengono la forma.
Quello che si legge e non regge
Su acqua e aceto sui capelli si leggono quattro cose che non reggono. Si legge che l'aceto di mele è meglio degli altri perché contiene vitamine e minerali: le quantità sono tracce e restano in superficie, e l'effetto è quello dell'acido acetico, identico in ogni aceto. Si legge che l'aceto cura la forfora perché è antibatterico: in laboratorio l'acido acetico lo è, ma sul cuoio capelluto diluito a un cucchiaio per litro non c'è nessuno studio che lo mostri, e la forfora che dura non si cura con il risciacquo. Si legge che l'aceto fa crescere i capelli: il follicolo sta sotto la pelle e l'aceto non lo raggiunge. E si legge che va lasciato in posa un'ora: dopo un minuto il pH ha fatto quello che doveva, e il resto è solo acido sulla pelle.
La risposta in una riga
Un cucchiaio o due in un litro, dopo lo shampoo, un minuto, ogni due o tre lavaggi: le squame si stendono, il calcare si scioglie, il capello torna lucido. Acqua e aceto sui capelli funziona per il pH e per nient'altro, e la dose è tutto.